lunedì, Dicembre 6, 2021
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“Voci di Corridoio”, una testata per riscoprire il rumore della scuola

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Il silenzio non è la dimensione della scuola. Eppure col suo rumore carico di scricchiolii, passi lontani, ventole di computer, gracchiare di microfoni, d’assenza, ha preso il posto del vociare delle classi, del passaggio frenetico di studenti per le scale, delle chiacchiere scambiate di fretta al cambio dell’ora. Solo la campanella continua a suonare impassibile, svolgendo il suo compito per centinaia come per nessuna persona. Il suono rimbomba nel vuoto e, se così appare quasi inquietante, è anche un richiamo, un messaggio nella bottiglia, la promessa che prima o poi le lezioni torneranno a essere soprattutto in aula.

“Voci di corridoio” nasce anche per raccogliere questo messaggio, sin dal titolo non guarda alla dimensione piatta della didattica a distanza, ma a uno spazio fisico ben preciso, che poi è un po’ il centro della vita sociale a scuola, il luogo dove ci si incontra, quello che la maggior parte degli studenti anela raggiungere al termine della lezione, pronta a scattare al suono della campanella per aprire la porta e verificare che il mondo è ancora lì, non è scomparso durante un’interminabile lezione di letteratura o di fisica. E neppure durante 37 settimane di videolezioni confinati in cameretta, 18 la scorsa primavera e 19 finora tra autunno e inverno, le stesse dell’intero anno scolastico 2020-2021.

Se nell’inchiesta che abbiamo dedicato alla Dad i nostri studenti ci hanno raccontato «di aver paura di socializzare» e di sentirsi «più chiusi», questo titolo è l’augurio di una stagione in cui si ricomincerà a farlo senza timori, le porte torneranno ad aprirsi e toccarsi non sarà più considerato un gesto sovversivo.

Nell’attesa vogliamo iniziare a incontrarci di nuovo su queste pagine digitali, che sono dedicate alle stesse persone che s’incontrano lungo i corridoi. Di chi si tratta? Della comunità scolastica, che soprattutto dal secondo e dal terzo lockdown è uscita spezzata, più fragile, non solo nei rapporti tra studenti, ma anche in quelli tra colleghi e tra i secondi e i primi, perché i legami si indeboliscono al crescere della distanza. Il dirigente scolastico, nell’intervista che apre idealmente il “primo numero”, sottolinea che «il senso della scuola è avere a che fare con i ragazzi» e ha voluto che l’istituto tornasse ad avere un giornale perché

il Casale è una comunità e nelle comunità si fa presente anche al resto del mondo chi siamo, cosa facciamo; volevo che fossero gli studenti a descriverlo. Trovo che sia un’esperienza molto educativa quella di un giornale che insegna ai ragazzi a raccontarsi e raccontare

Non è la prima testata autoctona e, nel solco di questa tradizione, il nome che hanno scelto i giovani redattori è lo stesso che vollero nel 2007 le professoresse Maria Rosa Beltrami e Donatella Mussini insieme ai loro giornalisti, dopo “Il nuncius”, “La seconda navigazione”, “Il Faghiro”, “Casale News”, “La Voce del Casale” e prima de “Il Sestante”, oltre che della prima avventura digitale con il blog “Casale Creativo”. Nell’attesa di incontrarci di nuovo nel chiasso veloce dei corridoi, ci auguriamo una buona lettura e un buon confronto.

Gds

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