sabato, Ottobre 23, 2021
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Il Casale in Dad? Studenti stanchi che sognano l’estero

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Più stanchi, con minore capacità di concentrarsi e con disturbi della vista o mal di testa. Così si descrivono gli studenti del Casale che hanno partecipato al sondaggio proposto da “Voci di corridoio” per valutare gli effetti della Didattica a distanza e dei lockdown, ma anche le aspettative oltre il coronavirus e la pandemia, che per il 45.1% degli intervistati sono all’insegna di una vita all’estero e solo per il 4.6% a Vigevano.

Il 54.9% si è dichiarato più stanco a causa delle videolezioni, il 64.6% pensa che la sua capacità di seguire sia peggiorata e il 42.3% ritiene che l’apprendimento sia peggiorato.

OBIETTIVI

La finalità era indagare tanto la percezione delle conseguenze “pratiche” quanto di quelle emotive o psicologiche, di cui ci occupiamo in un altro articolo [LINK]. All’indagine hanno partecipato 175 alunni su un totale di circa 828, pari al 21% della popolazione scolastica; quanti hanno risposto si distribuiscono in maniera omogenea rispetto all’età, il campione più rilevante ha 18 anni (25.1%), seguito da quanti ne hanno 17 (19.4%), 16 (17.7%) e 15 (16%).

PERCEZIONI

La Dad è piaciuta solo al 25.1% degli intervistati a fronte di un 29.2% che non l’ha apprezzata e di un 45.7% che è indifferente rispetto a questo modo di fare scuola. Diverso il discorso per quanto riguarda la capacità di apprendimento, di concentrazione e la stanchezza. Per l’apprendimento possiamo notare che il 42,3% degli studenti esprime un peggioramento mentre il 35,4% non ha riportato cambiamenti, infine abbiamo quelli che mostrano miglioramenti o che non sanno giudicare se ci sono state variazioni (10,9% e 11,4%). Il 64% descrive un peggioramento nella capacità di concentrarsi e seguono quelli che notano un miglioramento o un’assenza di cambiamenti (12% e 23,4%), infine possiamo parlare della stanchezza, in questo campo notiamo tre gruppi: quelli che descrivono un leggero aumento della stanchezza (30,3%), un grande aumento (24,6%) – uniti raggiungono quasi sei intervistati su dieci – seguiti da quanti non esprimono cambiamenti (22,9%) e quanti descrivono miglioramenti piccoli o grandi nella loro salute (13,7% e 8,6%), in quest’ultimo caso poco più di un quinto del campione.

Fare lezione dalla propria cameretta influenza anche le abitudini notturne, tanto che più della metà dormono di più (il 28%) o di meno (30.9%), in media tra le 6 e le 8 ore per notte, fascia in cui rientra l’81.7% dei ragazzi che hanno risposto. Sei adolescenti su dieci, come prevedibile, hanno visto ridursi la possibilità di socializzare “dal vivo” con i coetanei e solo un terzo ritiene che il suo modo di socializzare non sia cambiato; al contatto fisico si è sostituito quello digitale per il 31.4% del totale, mentre il 36% dice che la frequenza dei contatti non è cambiata e il 29.7% che questi si sono ridotti; per una piccola fetta (il 2.9%) le occasioni di vedersi sono aumentate.

PRO E CONTRO

E’ interessante osservare i punti di forza e le mancanze della DaD secondo chi ha risposto al sondaggio. Tra i diversi vantaggi nominati, quelli che ricorrono più spesso sono stati la possibilità di svegliarsi più tardi (62,3%), avere più risorse multimediali (44,6%) e modi per contattare i professori (47,4%). Il fatto di rimanere a casa mostra sia pro sia contro: si possono notare comodità di vario tipo (gradite dal 78,9% degli studenti), ma anche svantaggi come possibili problemi di connessione (rilevati dal 72,6% degli studenti) oppure l’abbondanza di distrazioni (58,3%), che porta a seguire le lezioni a fatica (68%). Altri svantaggi che sono stati segnalati sono la minore efficacia delle spiegazioni (58,3%), la ridotta possibilità di interagire con i compagni (53,1%), problemi gli occhi e mal di testa (62,3%) e la mancanza delle ore di educazione fisica (41,1%). Soppesando punti a favore e a sfavore, sembra che la comodità risalti come una forma di pigrizia o di chiusura in una “comfort zone”.

DOCENTI

La valutazione dell’azione dei prof ha diviso il campione di studenti del Casale, la maggior parte crede che questi ultimi hanno affrontato la DaD senza infamia e senza lode (41,7%) e che non hanno fatto molto per renderla meno pesante (85,7%). Invece una minoranza pensa che i docenti se la siano cavata bene (25,1%) e che abbiano aiutato molto gli alunni (4%), ma sono comunque meno di chi ritiene che abbiano reso male (33,2%) e che non siano andati incontro agli allievi (10,3%).

OLTRE LA DAD (E VIGEVANO)

L’ultima parte del sondaggio è stata dedicata a come gli studenti vedono il loro futuro e alle esigenze di questa generazione. I risultati dicono che ciò di cui si sente più il bisogno è di maggiori agevolazioni a livello lavorativo e universitario (48,6%), ma anche in campo economico tramite prestiti universitari (38,3%) o bonus per acquistare device personali da usare nello studio (49,7%). Un’ulteriore richiesta è quella di porre più attenzione a temi sociali come disuguaglianza e povertà (53,1%), queste ultime indicazioni segnalo un’insoddisfazione per la situazione italiana, come rivela anche il fatto che circa metà degli studenti (45,1%) preferirebbe trasferirsi all’estero, mentre la rimanenza si divide tra chi si immagina a Milano (12%), in Lombardia (9,7%) oppure in Italia (28,6%). Solo il 4.6% pensa a un domani da trascorrere a Vigevano o in Lomellina.

Stefano Cau, 3A SIA

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