Aver speso tanta parte del mio impegno per il riscatto delle donne, per l’affermazione di una loro pari responsabilità sociale ed umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita.
Nilde Iotti, Madre costituente, primo Presidente della Camera donna in Italia. A partire da questa frase, vorrei fare una riflessione sull’impegno politico delle donne dal ‘900 ai giorni nostri, per affermare i propri diritti e la partecipazione al potere.
Passato
La condizione femminile durante il periodo fascista (1922-1943) peggiorò ancora di più rispetto a prima; il governo fascista ridusse ad esempio ulteriormente il salario delle donne, già misero se paragonato a quello degli uomini che svolgevano il medesimo mestiere; vennero limitate le assunzioni femminili, le donne vennero private di alcuni ruoli come quello di professoresse di filosofia e lettere nei licei, la direzione delle scuole medie e secondarie. In breve, le donne potevano svolgere solamente mansioni quali: dattilografe, segretarie, telefoniste, cassiere, commesse. Per gli uomini le donne che lavoravano non facevano altro che aumentare la disoccupazione maschile e in più non volevano più condurre la vita da casalinghe, unico ruolo che, secondo l’uomo dell’epoca, spettava alla donna. Allo scoppio della guerra furono le donne a lavorare e portare avanti la vita in città, mentre gli uomini erano occupati al fronte, lavorando in fabbrica, come ingegneri, poliziotte, medici.
Nilde Iotti

Durante il periodo della Resistenza, molte aderirono al movimento partigiano, tra cui Nilde Iotti, lottarono per la libertà e la giustizia. Si occuparono di raccogliere i beni primari come cibo, vestiti, medicinali, si occuparono dei feriti e portarono informazioni utili alle unità partigiane. Molte si impegnarono nella propaganda antifascista, realizzando manifesti ed organizzando scioperi. Tutto ciò permise loro di emergere sia a livello sociale che politico, tanto che riuscirono ad ottenere il diritto di voto e votarono per la prima volta nel 1946, al referendum per la scelta tra Repubblica o Monarchia. Vinse la repubblica e, successivamente venne formata l’Assemblea Costituente, gruppo di politici che dovevano scrivere la Costituzione italiana, che entrò in vigore il 1° gennaio 1948. L’Assemblea fu composta sia da uomini che da donne, i cosiddetti “Padri e Madri Costituenti”, tra cui anche Nilde Iotti.
Leonilde “Nilde” Iotti fu la prima donna in Italia a diventare Presidente della Camera dei Deputati, nel 1979; da subito si impegnò per quanto riguarda la condizione femminile.
Nilde rappresenta la voce delle donne, lotta per l’istruzione femminile, in quanto all’epoca a pochissime veniva concesso il diritto di continuare gli studi, e fu una delle prime a portare all’attenzione il fatto che il lavoro svolto a casa dalle casalinghe, fosse un effettivo lavoro.
Dopo la Costituzione, si assiste a una serie di leggi che entrano in vigore e che riconoscono via via maggiori diritti alle donne, tra cui: la Legge 1970, riguardante il divorzio, la Legge del 1975, che riforma il Diritto di Famiglia e dove per la prima volta viene riconosciuta l’uguaglianza giuridica tra marito e moglie, la Legge n. 194 del 1978, che regolamenta l’aborto, e consente di interrompere la gravidanza, nei primi 90 giorni della gravidanza e, infine, la Legge 446, del 1981, che è la legge contro il matrimonio riparatore, che dobbiamo al coraggio di una ragazza siciliana, Franca Viola, che rifiutò di sposare il suo stupratore, grazie anche all’appoggio della sua famiglia. Molto spesso, se una donna veniva stuprata e poi non accettava il matrimonio riparatore era mal vista, in quanto nessun altro l’avrebbe mai sposata perché non più vergine.
Presente
Ancora oggi in molti Paesi del mondo c’è questa mentalità per la quale, se la donna non è più vergine non verrà mai presa in moglie, in quanto viene considerata un “oggetto” da possedere e non una persona. Nel corso degli anni ci sono state quindi diverse leggi che hanno riconosciuto diversi diritti alle donne, ma ancora oggi la strada è lunga. La donna continua ad essere considerata inferiore in molti casi; ancora oggi i lavori domestici vengono considerati quasi esclusivamente a carico delle donne e in molti paesi ancora non ci sono diritti fondamentali quali l’istruzione, e le donne non hanno diritto ad avere un processo equo, in quanto la testimonianza della donna vale meno rispetto alla testimonianza di un uomo; nel Libano, addirittura, le donne non hanno ancora del tutto il diritto di voto, e per poter votare devono provare di avere un’istruzione di base, mentre gli uomini no.
Malala Yousafzai

Per quanto mi riguarda le figure femminili simbolo dell’emancipazione femminile, che stimo di più, sono Malala Yousafzai e Frida Kahlo. Malala Yousafzai, pakistana come me, la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la pace, è un esempio di quando le donne riescono a sconfiggere la misoginia di alcuni uomini che le vogliono zitte e obbedienti; vittima di un attentato da parte di uomini mentre tornava a casa da scuola, perché documentava in un blog il regime dei talebani pakistani contro i diritti delle donne e all’istruzione. Viene definita “simbolo degli infedeli e dell’oscenità” e considerata una traditrice, solo perché documentava le ingiustizie rivolte ai giovani. Malala viene trasferita a Birmingham e da qui inizia la sua scalata alla lotta per i diritti dell’istruzione dei giovani; nel 2013 tiene un discorso all’Assemblea dell’Onu e indossa uno scialle appartenuto a Benazir Bhutto (prima donna Primo Ministro del Pakistan). Racconta al mondo l’operazione dei governi dei paesi meno sviluppati, il desiderio d’istruzione dei giovani e la negazione da parte dei loro stati. Nel 2014 vince il Premio Nobel per la pace, diventando così la prima donna pakistana a riceverlo. Lei è portavoce di tutti i giovani che non hanno diritto ad un’istruzione, che vogliono un cambiamento. Ed è proprio questo il motivo per cui la stimo, per la sua forza e il suo coraggio e per essere riuscita a farsi sentire, per il fatto che non sia rimasta zitta e abbia fatto di tutto per riuscire ad ottenere quel cambiamento che, ancora oggi, in tante desiderano, che sia riuscita a portare alla luce i problemi dei paesi del Medio Oriente e perché stia facendo di tutto per aiutare i giovani di questi paesi.
Frida Kahlo

Frida Kahlo, messicana, pittrice; la sua vita non è stata per nulla semplice. A causa di un incidente è costretta a portare un busto di gesso per diversi mesi, ha avuto diversi aborti spontanei, e il suo matrimonio con l’artista Diego Rivera non fu affatto un matrimonio tranquillo; a causa di diversi tradimenti, da parte di entrambi, finirono per avere un matrimonio aperto. Frida era molto aperta per quanto riguarda la sua sessualità. Frida, sempre contro i canoni di bellezza imposti dalla società, con il suo celebre mono ciglio, i suoi baffetti, i suoi abiti maschili e la bisessualità manifestata pubblicamente, è simbolo di rivoluzione e libertà. Costretta a letto a causa di problemi alla schiena, non ha mai smesso di dipingere e coltivare la sua passione. Nei suoi dipinti inseriva temi che all’epoca erano un grande tabù: aborto, sessualità, mestruazioni, allattamento al seno.
In un’epoca come la sua, in cui si aspettava che le donne fossero brave casalinghe e madri, Frida è riuscita ad emergere, in un mondo e in un settore dove a dominare sono da sempre stati gli uomini, sia per la sua idea di libertà, sia perché da sempre ha lottato contro le discriminazioni. Ancora oggi Frida rappresenta un’icona di libertà e d’indipendenza.

Come diceva Svevo “la vita è inquinata alle radici” e se le donne ancora oggi sono considerate spesso inferiori, è colpa della società in cui viviamo e in cui ci hanno cresciuto. Spesso le donne stesse si considerano inferiori e incapaci di fare qualcosa solo perché donne. In Pakistan, nel mio paese d’origine, ad esempio le donne spesso non guidano, perché guidare un mezzo viene considerata un’attività che solo l’uomo è in grado di fare. Rispetto al passato, ovviamente, ci sono stati dei miglioramenti, ma ancora oggi la strada è lunga, soprattutto per quanto riguarda il mondo orientale. Se da sempre ci fosse stato insegnato che la donna è alla pari dell’uomo, oggi non dovremmo lottare per ottenere dei diritti che consideriamo fondamentali per la nostra libertà, come ad esempio sta accadendo in Polonia con l’aborto.
Sofia Mehmood, 5D TUR