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martedì, Ottobre 4, 2022
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L’Agenda 2030 raccontata dalla vigevanese Sara Ciabattoni, inviata Onu

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empre più spesso si sente parlare di “Agenda 2030”, ma che cos’è e come in concreto possiamo portarla nelle nostre vite? Si tratta di un programma che racchiude un insieme di linee guida e di azioni, firmato nel 2015 dai Governi dei 193 Paesi membri dell’Onu. L’Agenda 2030 è composta da 17 obiettivi che devono essere rispettati da tutti, soprattutto dai governi e dalle organizzazioni internazionali, al fine di sensibilizzare mondo della politica e cittadini su importanti sfide per lo sviluppo come la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico.

Di fatto questo documento tocca tutti gli aspetti della vita di una persona, per questo motivo trova sempre più spazio anche nei programmi scolastici ed è oggetto di vere e proprie campagne di divulgazione, alcune delle quali vedono come protagonista una giovane donna vigevanese, impegnata a parlarne in Italia e nel mondo: stiamo parlando di Sara Ciabattoni.

Ciabattoni è nata a Vigevano e si è diplomata al liceo Omodeo di Mortara, nel 2014 ha conseguito la laurea triennale in scienze linguistiche all’Università Cattolica di Milano, dopodiché si è trasferita in Cina e nel 2016 ha ottenuto la laurea magistrale di Studi sulla Cina contemporanea all’Università del Popolo di Pechino. La sua formazione è stata arricchita da una terza laurea in Apprendimento degli adulti e cambiamenti globali all’Università di Linköping. Attualmente è docente universitaria alla facoltà di Studi Internazionali dell’Università di Renmin in Cina e Program manager di alcuni corsi dello stesso ateneo. Nel 2020, all’inizio della pandemia, Sara insegnava inglese con un’attenzione specifica all’Agenda 2030, questo l’ha portata a essere selezionata come ambasciatrice degli obiettivi sostenibili dalla Teach SDGs, un’organizzazione riconosciuta dalle Nazioni Unite.

Sara Ciabattoni (2)

Prof.ssa Ciabattoni, come possiamo applicare gli obiettivi dell’Agenda 2030 nella vita quotidiana?

«Penso che alla base di questi obiettivi ci siano valori universalmente condivisibili che già sentiamo parte del nostro quotidiano. A livello collettivo, le nostre energie devono andare soprattutto alla protezione dell’ambiente e al riconoscimento del potere che tutti noi abbiamo come consumatori. A livello individuale siamo tutti mossi da passioni diverse e sono proprio queste passioni che ci aiutano a fare nostri gli SDGs (gli Obiettivi fissati dall’Agenda, ndr). Io per esempio mi dedico all’obiettivo 4 e in particolare al target 4.7 sull’educazione per lo sviluppo sostenibile. Un genitore contribuisce al target 2.1 quando si assicura che il proprio bimbo o la propria bimba abbiano un’alimentazione sana. Un datore o una datrice di lavoro possono diventare un campione per l’obiettivo 8 che promuove il lavoro dignitoso.

Diciassette obiettivi così grandi possono sembrarci lontani, inavvicinabili. Ma non è così, per ogni obiettivo, ci sono numerosi target più specifici e tangibili. Sono proprio questi target che ritroviamo nel nostro quotidiano»

Secondo l’Agenda 2030 su quali obiettivi siamo avanti?

«È difficile rispondere a questa domanda perché dipende molto da quale Paese prendiamo in considerazione. In generale, sono stati fatti passi modesti nel ridurre la povertà assoluta e la fame , e nel garantire l’accesso all’istruzione, all’acqua, all’energia. Purtroppo però, tanti dei progressi fatti sono stati vanificati dalla pandemia.

E su quali siamo ancora distanti?

«I paesi più sviluppati sono ancora molto distanti dal raggiungimento degli obiettivi legati al clima e all’ambiente. I Paesi più poveri faticano a fare progressi negli obiettivi legati alla povertà, la fame, la salute, l’accesso a fonti d’acqua pulita. A livello globale, nessun Paese è vicino al raggiungimento del secondo obiettivo, che riguarda la fame, la sicurezza alimentare, la nutrizione e l’agricoltura sostenibile. Grandi sfide rimangono anche nella protezione degli oceani e nella promozione di pace, giustizia e solide istituzioni»

Le istituzioni possono fare qualcosa?

«Le istituzioni giocano, o dovrebbero giocare, un ruolo fondamentale. Sono loro a delineare le linee guida e indirizzare gli investimenti. L’importanza di istituzioni forti è anche riconosciuta nell’obiettivo 16: pace, giustizia e istituzioni solide. Lo stato di diritto, la lotta a corruzione ed evasione fiscale sono fondamentali nel raggiungimento di ogni obiettivo»

Noi possiamo fare qualcosa per rispettare i 17 obiettivi?

«Certo! Possiamo e dobbiamo fare qualcosa. È vero che di fronte a sfide globali sembra impossibile che una persona sola possa avere un impatto. Sembra banale dire “ogni piccola azione può fare la differenza”, ma è vero. Non possiamo aspettare che siano altri a risolvere sfide che sono di tutti, anche nostre. Di recente, l’ONU ha pubblicato una simpatica guida, che elenca diverse azioni che ognuno di noi può fare: quelle che possiamo fare dal nostro divano, poi dalla nostra casa, per ciò che puoi fare fuori casa e infine per ciò che possiamo fare a lavoro».

Perchè hai iniziato a insegnare proprio l’Agenda?

«Tutto iniziò nell’estate del 2016, dopo la laurea fui assunta per insegnare in Università. Dovevo progettare un corso per studenti del primo e secondo anno di laurea triennale (che in Cina dura quattro anni) della facoltà di Studi Internazionali. Mi furono date poche linee guida: il corso doveva essere in lingua inglese e trattare le principali tematiche globali. Feci molta ricerca per selezionare gli argomenti, alla fine decisi che i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu erano la scelta giusta per tre motivi: non si tratta di un argomento che impari sui libri di scuola e dopo l’esame finisce “nel dimenticatoio”, l’argomento è molto rilevante in diversi campi professionali, poi quasi tutti i miei studenti sono madrelingua cinesi, per loro acquisire delle competenze linguistiche in inglese in argomenti così ampi come i 17 obiettivi permette di sentirsi a proprio agio a discutere di quasi tutti i principali argomenti globali.

Infine, feci questa scelta anche per un motivo personale, per il mio desiderio di contribuire al loro raggiungimento»

Secondo te, l’Italia riuscirà a rispettare tutti gli obiettivi entro il 2030?

«Secondo i dati più recenti l’Italia si trova al ventiseiesimo posto al mondo nel raggiungimento degli obiettivi con un punteggio di 78.76. Nel 2015, il punteggio era di 77.50. C’è stato un lieve miglioramento, ma siamo ancora molto lontani dal raggiungimento degli obiettivi. Per ora, non siamo in dirittura di arrivo in nessuno degli SDGs. Stiamo migliorando molto in quattro campi: salute e benessere, acqua pulita e servizi igienico-sanitari, energia pulita e accessibile, e imprese, innovazione e infrastrutture. Purtroppo però stiamo facendo passi indietro in due obiettivi legati all’ambiente e alla biodiversità. Se questa situazione continuerà così, non raggiungeremo neppure la metà degli obiettivi. Questo però non deve scoraggiarci, anzi dovrebbe spronarci a fare di più a livello individuale e a fare pressione su chi ci rappresenta»

Martina Salanitro, 3A RIM

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